LISA BORGIANI artist

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surrealism: Democracy countdown

Democracy countdown 150x100cm
surrealism: Eleusinian Mysteries, 2013

Eleusinian Mysteries, 2013
fotopittura su tela, 100x100cm
surrealism: Yakamoz, 2013

Yakamoz, 2013 70x100cm
surrealism: Protesi Tecnologiche, 2011

Protesi Tecnologiche, 2011
Fotografia su alluminio, 80x120cm
surrealism: E se l'ultima cena fosse stata ieri?

E se l'ultima cena fosse stata ieri?
100x140cm
surrealism: CCPL2, omaggio a Leger

CCPL2, omaggio a Leger
photopainting on canvas, 100x130cm
surrealism: CCPL1, omaggio a Leger

CCPL1, omaggio a Leger
photopainting on canvas, 100x140cm
surrealism: Teatro Olimpico, Vicenza

Teatro Olimpico, Vicenza
photopainting on canvas, 280x360cm
surrealism: Teatro Olimpico 2, Vicenza

Teatro Olimpico 2, Vicenza
photopainting on canvas, 270x288cm
surrealism: Teatro Olimpico 3, Vicenza

Teatro Olimpico 3, Vicenza
photopainting on canvas, 100x200cm
surrealism: Teatro Olimpico 4, Vicenza

Teatro Olimpico 4, Vicenza
photopainting on canvas, 80x160 cm
surrealism: Edipo_Teatro Olimpico, Vicenza

Edipo_Teatro Olimpico, Vicenza
photopainting on canvas, 100x150cm
surrealism: Revolucao en danca 1

Revolucao en danca 1
photopainting on canvas
surrealism: Gru della speranza

Gru della speranza
photopainting on canvas, 100x100cm
surrealism: Divinitaly

Divinitaly
photopainting on canvas, 90x140cm
surrealism: Revolucao en danca 1

Revolucao en danca 1
photopainting on canvas, 100x150cm
surrealism: Democracy countdown 2

Democracy countdown 2
photopainting on paper, 70x90cm
surrealism: Erotic Trains

Erotic Trains
photopainting on paper, 100x135cm
surrealism: Finestre su Manhattan

Finestre su Manhattan
photopainting on paper, 150x100cm
surrealism: Trains

Trains
photopainting on canvas, 110x180cm
surrealism: Speed power

Speed power
photopainting on paper, 112x144cm
surrealism: Race against Time

Race against Time
photopainting on paper, 126x200cm


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© Lisa Borgiani - All rights reserved
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Verona, 1979.  Vivo e lavoro a Verona e a Milano. 

Lavoro con fotografia e installazioni. Da alcuni anni sono rimasta affascinata dalla forma della spirale e ora sto creando varie installazioni in Italia e all'estero.
L'aspetto concettuale della spirale che mi interessa è quello di creare un'interazione tra l'installazione e l'ambiente. Le molle, fatte con fogli di plastica e alluminio, flessibile o mobile, creano infatti un continuo dialogo con lo spazio che le circonda, offrendo al pubblico nuovi modi di osservare l'installazione.

Lisa Borgiani Artis. Multifaceted artist working with photography, painting, and installations. Lisa exposed in numerous galleries, museums, art fairs
artista, si confronta con fotografia, pittura e installazioni. Vive a Milano dopo un lungo periodo di lavoro negli Stati Uniti. Ha esposto opere e installazioni in varie gallerie, fiere d'arte, Istituzione pubbliche e private, Ambasciata di Italia a Washington DC, Consolato Americano in Italia, Comune di Verona, Istituto Italiano di Cultura di Londra, New York, Singapore, Vienna, Parlamento Europeo di Bruxelles. Il tema che la sta appassionando negli ultimi tempi è 'Studio (di) molle' . Qui la molla (creata in materiale leggero e flessibile) è simbolo di armonia, forza, energia. Ogni opera, infatti, ha studio e significato proprio, viene dipinta e interagisce con lo spazio e l'architettura circostante. Lo scorso settembre ha inaugurato la mostra 'Il cerchio e l'ascesa' a Palazzo dei Giureconsulti a Milano curata da Flaminio Gualdoni, l'installazione 'Homage to the American Flag' a Palazzo Bovara con la Camera di Commercio Americana a Milano. Ha, inoltre, installato l'ultima sua opera 'be-molle' commissionata dallo showroom Marmi Due Ci di Rivoli Veronese.
Per un'installazione di Lisa Borgiani Flaminio Gualdoni Non il vortex e lo sviluppo in progressione, non il costrutto babelico bruegeliano e tatliniano, non la spirale nata da Fibonacci. All'inizio la fascinazione e l'innesco per Lisa Borgiani sono stati l'idea di energia rattenuta, di dinamica potenziale ed effettiva, di sviluppo grafico spazialmente decisivo impliciti nelle molle: shapes geometricamente perfette, disegni spaziali, ragioni essenziali d'uno sculturale possibile, di una consistente presenza modificante nell'ambiente. Non interessava tanto all'artista la ragione oggettuale, e men che meno funzionale, e quindi neppure lo straniamento d'uso possibile. Della molla, fosse essa a elica o nata da una spirale piana, la scintilla suggestiva era ed è nella sua carica astrattamente grafica: e negli umori simbolici, nei retrogusti e nei trascorrimenti, che porta in se stessa. Conta la sua ratio, il mathema che le è innato e che, al di là d'ogni tradizione d'utilità, la fa processo d'ascensione dinamica che connette alto e basso, che traduce l'energia potenziale in moto dello sguardo e dell'affetto: con riverberi tra mitici e mistici, ben sapevano i barocchi. Esperienze non banali intorno a questo motivo sono state affrontate nella modernità. Penso alla memorabile Grande spirale che Ettore Colla pose a Spoleto in "Sculture nella città", 1962, alto menhir conficcato a collidere con l'orizzonte e spinto non verso la terra ma verso il cielo dalla sagoma di molla a elica che lo avviluppa e lo decide. Penso, ancora, a Puissance Neuf di Yaacov Agam, 1970-1971, operazione complessa e sapienziale di moltiplicazione di cerchi che innescano figure mentali ondose e spiraliformi. Dunque, Borgiani parte da una struttura che è primariamente grafica assumendola nella sua asciuttezza mentale, e la fa diversamente collidere con il mondo dell'esperienza fisica. Assume un ambiente concreto a forte caratterizzazione, figlio della nostra storia, e vi immette le sue sculture demateriatissime che, veri disegni spaziali, accendono squilibri fastosi nella staticità del luogo. In questa occasione il confronto e il meccanismo di modificazione avviene in un corpo architettonico a forte connotazione. Il Palazzo dei Giureconsulti è edificio autorevole di un classicismo nobile, cui l'impronta manierista conferisce un'essenzialità visiva ammantata di cadenze volumetricamente potenti per quel ritmarsi di pieni e di vuoti, per la presenza forte delle colonne binate, per l'ampia autorevolezza delle arcuature. Borgiani vi introduce la contraddizione dolce dei suoi disegni spaziali, come lampi cromatici che marcano lo spazio conferendogli andamenti impreveduti e aperti, orientamenti irrituali, scorrerie di una sinuosità non meno geometricamente ripensata della commensuratio che ha deciso il luogo. Soprattutto, determinano una qualificazione diversa del luogo contrapponendo alla simmetria chiusa sviluppi aperti, al pondus architettonico lo squilibrarsi vigoroso e nitido, e alla gravitas delle membra architettoniche e alla loro implicita idea di perfezione aromi di tensione all'infinito, una diversa misura e proporzione. S'è detto di contraddizione dolce. L'artista ha dismesso l'armamentario ormai accademizzato dell'avanguardismo fatto di provocazioni e di simulazioni di reato, e si tiene parimenti alla larga dal rigorismo dimostrativo, dal compitare algido dei chierici del metodo. Non immette disturbi, disagi visivi, e non riduce tutto a predicozzo da ragionieri della forma. D'altro canto, non si consente la facoltatività postmoderna del tout possible, del cinismo visivo. Anzi. La filigrana dei suoi interventi ha piuttosto un che di straniata matisseria, un riportarsi e rapportarsi all'universo curvilineo per andamenti lussureggianti ma non capricciosi, anzi figli d'un pensiero che delucida forme, e modi, e strutture, ma non per via di sottrazioni luterane bensì per addizioni e iperdeterminazioni cui non sia estranea una componente distillata, e concettualmente non arbitraria, di gioco. Di gioco, e d'una trasparente sensualità, d'un qualificare per addizione il luogo con le spire d'un andamento dalle sinuosità padroneggiate, d'un colore che irradia frequenze d'alta temperatura che costeggiano l'irrazionale ma risentendo d'un preciso aroma di metafisico. Sono ancora, queste immissioni ambientali di Borgiani, altro. Hanno il valore del tono musicale dallo sviluppo altro, di piena identità, rispetto all'ambito sonoro dato: per equivalenza cagiana, sono intromissioni che espandono, riqualificano, schiudono prospettive anche fantasticanti, insieme fisiche e mentali. Sono, infine, veri luoghi: come per il grande e compianto Yves Bonnefoy, non è il vero luogo a convertire lo sguardo, è lo sguardo che converte i luoghi del mondo in vero luogo. For an installation by Lisa Borgiani Flaminio Gualdoni